PARTNER SITE
Russia

24-04-2006
Articolo letto 271 volte

“BESLAN E CAUCASO: SEGNALI PER UNA PACE POSSIBILE”

UNA INIZIATIVA DI 'MONDO IN CAMMINO' IN COLLABORAZIONE CON IL COMUNE DI CARMAGNOLA (TO), LA PROVINCIA DI TORINO E DI VERCELLI ED IL PATROCINIO DELLA REGIONE PIEMONTE CARMAGNOLA

24 APRILE 2006
CONVEGNO/CONFERENZA CON AMMINISTRATORI DEL CAUCASO ED ESPERTI LOCALI .
AULA CONSILIARE, PIAZZA MANZONI, ORE 14,30/17,00 (info: 338 9396289)

PARTECIPANTI:
- DZANDAROV VADIM, RESPONSABILE SETTORE GIOVENTU', BESLAN (OSSEZIA DEL NORD/ALANIA) - KASAEV TAIMURAZ, MINISTRO PER LA NAZIONALITA' (OSSEZIA DEL NORD/ALANIA) - GURIEV URUSPI, SINDACO KURTAT E DACHNOE (PRIGORODNI RION) - SOKIRYANSKAYA EKATERINA, ONG 'MEMORIAL', NAZRAN (INGUSCEZIA) - DZADZEV ALEXANDER, EAWARN, VLADIKAVKAZ (OSSEZIA NORD) - PATIEV YAKUB, VICE PRESIDENTE APPARATO GOVERNATIVO, REPUBBLICA DI INGUSCEZIA LE RAGIONI DELL’INIZIATIVA

I conflitti che dilaniano il Caucaso Settentrionale pongono gravi interrogativi alla comunità internazionale circa i mezzi da adottare per un'autentica convivenza tra popoli diversi. Ancora una volta è necessario ribadire che il negoziato, se necessario con l'aiuto di istanze internazionali, è l'unica via possibile per superare gli ostacoli che si oppongono alla concordia in questi mosaici etnici, religiosi e linguistici del nostro mondo, dove l'originalità di ogni componente deve essere rispettata. Ogni conflitto è unico nel suo genere e ogni processo di pace e di riconciliazione pone un ampio ventaglio di sfide. Per tali ragioni diventa importante il ruolo di un intermediario che, partendo dalle sue risorse e disponibilità, possa e voglia cercare di affrontare questa complessa situazione promuovendo il dialogo fra le parti in conflitto. La città di Carmagnola, pur in maniera minima, può assurgere ed assumersi questo ruolo puntando su due fattori importanti: l’extraterritorialità e la propria forza di interposizione non schierata a favore di nessuna parte in gioco, ma solo a favore di processi di pacificazione interculturale, interetnica ed interreligiosa. L’iniziativa proposta vuole essere un tentativo (il primo nel suo genere) per giocare questo ruolo, per provare a tracciare delle linee e per essere eventuale punto di riferimento per il futuro. Obiettivo ambizioso, ma necessario per far sorgere fra gli attori coinvolti l’aspettativa per un futuro comune ovverosia il fascino della pace. Cosa può fare Carmagnola? · Carmagnola è una piccolissima realtà rapportata ad Enti ed Organismi sovranazionali e, di conseguenza, non può forzare le parti ad accettare una particolare soluzione. Il ruolo di Carmagnola in qualità di intermediario imparziale è dato dalla presenza all’evento dei partecipanti, in pratica dalla dimostrazione della loro volontà di provare a discutere assieme di politiche di pacificazione · Carmagnola è in grado di svolgere un ruolo di facilitatore in questi processi di pace, in quanto non ha interessi acquisiti nei conflitti del Nord Caucaso. Unico interesse è quello di cercare e contribuire ad affrontare tappe per l’avvicinamento ad una soluzione pacifica, a cui va aggiunta la volontà di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana e, laddove possibile, fare in modo che possano essere messe in atto anche forme di supporto economico al processo di convivenza pacifica. · Lo sforzo di Carmagnola in questo processo di riconciliazione ha i suoi presupposti nelle azioni dell’Organizzazione di Volontariato per la solidarietà “Mondo in cammino”, attiva ormai da un anno in quella realtà con iniziative specifiche e che ha incominciato a costruire una rete di contatti in una zona in cui la presenza di associazioni internazionali di volontariato è molto limitata. Il servizio alla pace si accompagna, e talvolta ha origine, in una fitta rete di legami, di relazioni e di amicizie. · Per poter contribuire in modo costruttivo a processi di riconciliazione è necessaria, in ogni conflitto, una conoscenza approfondita e un’analisi sistematica. Il convegno ne è quindi un’occasione. È assolutamente fondamentale costruire una buona relazione con le parti. Il resto spetta alla pazienza e ad una prospettiva a lungo termine. Vi è pertanto la consapevolezza che l’azione che Carmagnola può mettere in atto non è che una necessaria premessa chiave: gli sforzi per giungere a soluzioni definitive e durature di pace devono essere continui e ben coordinati e prevedere il coinvolgimento degli organismi sovranazionali. Oltre al ruolo che Carmagnola può svolgere, non va dimenticato il fatto che i conflitti, che pur avvengono in paesi lontano dal nostro, possono anche influire direttamente sulla nostra sicurezza, per esempio sotto forme di un numero sempre maggiore di profughi, di criminalità organizzata e di terrorismo. Inoltre nel tavolo della pace che si vuole instaurare è fondamentale porre all’ordine del giorno la riconversione dalla cultura di chi si combatte, cultura di guerra o di guerriglia, alla cultura politica. In ogni negoziato esiste un problema di 'patologia della memoria', da sanare tramite le trattative stesse, che assumono così la caratteristica di un vero e proprio addestramento alla vita civile e alla democrazia. Ogni parte in conflitto, (così come per la guerra in Cecenia, per il conflitto in guscio/osseto, ecc.) finisce per essere prigioniero della memoria, quella dei torti subiti, delle vittime avute, del tempo passato a fare la guerra. Combattere diviene una specie di cultura esistenziale da cui è necessario aiutare a uscire, per condurre il conflitto sul terreno della politica. Tale è lo scopo di ogni trattativa e tale deve essere lo scopo, o , se non altro, il tentativo di questo tavolo della pace. Quando si parla di politica internazionale, i discorsi si intrecciano con quelli dell’economia, con gli interessi delle super potenze (non va dimenticato che nel Caucaso, sia settentrionale che meridionale, si giocano, anche con bassi colpi, le politiche delle superpotenze per l’approvvigionamento delle risorse energetiche e per la conquista delle influenze territoriali a sostegno delle singole politiche egemoniche). Sicuramente tutto da tenere in considerazione, ma nemmeno si può correre il rischio dell’impotenza di fronte ad una ritenuta ineluttabilità della situazione o al macigno di una storia da altri tracciata e dominata. Emerge, pertanto, il vero obiettivo della proposta di Carmagnola: la convinzione che l’educazione alla pace non si insegna, si fa. Bisogna far crescere la capacità di affrontare i conflitti in termini non distruttivi, così che la giustizia possa affermarsi senza arrecare ulteriori danni e procurare risentimenti, anzi limitandoli ed evitando spargimenti di lacrime e sangue. E’ il ruolo che si chiede di esercitare ai sindaci che saranno presenti al convegno: non la negazione dei conflitti, perché ci sono ed è più “sano” esprimerli, riconoscerli, evitando che agiscano sotterraneamente, inquinando i rapporti, ma insistendo sulla ricerca di soluzioni diverse nelle proprie comunità locali, privilegiando quelle più compatibili, più comprensive, limitando così le situazioni di offesa e sofferenza, che possono innescare ulteriori conflitti, in una perversa spirale di attacco/contrattacco. In definitiva, l’idea del convegno vuole affermare, attraverso la città di Carmagnola, il ruolo che essa può incominciare a svolgere, seppur inizialmente, nei processi di “confidence building”, cioè nelle costruzione della fiducia, dei buoni rapporti fra tutte le parti coinvolte. Riguardo alla situazione del Caucaso settentrionale, il confidence building ha una valenza maggiore perché si pone, nello stesso tempo, sia in una fase preconfittuale (rischio di cecenizzazione del conflitto in tutta l’area), conflittuale (guerra in Cecenia), post conflittuale (tragedia di Beslan, conflitto nel Prigorodni rajon). Iohan Galtung, ricercatore di fama internazionale, è l’autore dello scritto “Le 3 R dopo la violenza: ricostruzione, riconciliazione e risoluzione delle cause del conflitto”. Ogni conflitto, secondo, Galtung, può essere letto come insieme complesso di tre dimensioni: le azioni (violenza diretta) delle parti, la dimensione psicologico-cognitiva degli atteggiamenti e delle percezioni (violenza culturale) ed, infine, la componente “oggettiva” della contraddizione strutturale, alla base del conflitto stesso (violenza strutturale). Il circolo vizioso della guerra e della violenza può essere spezzato risolvendo i tre problemi connessi alle componenti costitutive del conflitto: la ricostruzione materiale necessaria dopo la violenza, la riconciliazione tra le parti, e la risoluzione dei problemi di fondo che soggiacciono ai conflitti. Sulla base di queste considerazioni il convegno di Carmagnola vuole, non disconoscendo la multifattorialità di tutte le complesse dinamiche del pianeta Caucaso, essere propedeutica all’avvio di un percorso di riflessione e di dialogo e diventare cassa di risonanza per porre all’attenzione massmediologica e delle varie Istituzioni una realtà “considerata” distante, ma attuale e che riguarda tutta la comunità mondiale. Il convegno di Carmagnola può diventare un modello di confidence building che, sfruttando le già accennate caratteristiche di extraterritorialità e di interposizione non violenta, crei le basi per “permanenti laboratori di dialogo”. Questa azione di confidence building, tassello di un più ampio mosaico di azioni e di coinvolgimenti, deve basare la sua forza sulla necessità di “pensare globalmente ed agire localmente”, concetto che non abdica le risposte alle soluzioni militari o militaristiche, ma che ragiona sulla multifattorialità, ovverosia sulla povertà, sui fallimenti dell’economia e degli apparati di governo, sulle differenze/ricchezza delle diversità etniche e religiose, ecc. Per questi ragioni gli attori del convegno non sono solo i sindaci, ma anche altri rappresentanti della società civile della realtà del Caucaso che aiutino a “pensare globalmente”. Per tale ragioni sono in corso contatti con il rappresentante osseto di EAWARN (Network for Ethnic Monitoring and Early Warning; Réseau de suivi ethnologique et de prévention des conflits), ONG fondata nel 1993 da membri dell’Istituto di Etnologia e di Antropologia dell’Accademia delle Scienza della Russia. Conosciuto nell’ultimo viaggio nel nord Caucaso da “Mondo in cammino”, il rappresentante osseto di EAWARN (sociologo) è uno dei maggiori esperti della storia del Caucaso ed infaticabile ricercatore per la soluzione pacifica dei conflitti. Se la connotazione storica delle tensioni del Caucaso è necessaria per un confronto ed un dialogo corretti, nondimeno il confidence building (che vuole cercare di ricostruire la fiducia dal basso) può dimenticare che la base per questo tavolo di confronto deve affermare il primato dei diritti umani ed il suo cammino in un contesto giuridico chiaro. Da questa ultima considerazione deriva le necessità dei contatti che si stanno avendo con un rappresentante dell’ONG “Memorial”, e specificatamente con la sua sede di Nazran (Inguscezia) che “Mondo in cammino” ha più volte visitato. Memorial sta svolgendo un importante ruolo (riconosciuto dall’ONU e dall’OSCE) sulla monitorizzazione dei conflitti nel Caucaso, e soprattutto, sul conflitto inguscio/osseto. Nel contesto del convegno i sindaci saranno invece l’espressione dello “agire localmente”. Al momento sono stati individuati i sindaci rappresentativi di realtà del Caucaso del Nord emblematiche e di “richiamo” per una maggiore sensibilizzazione. Sono in corso contatti con il sindaco di Nal’chik (Kabardino Balkaria), di Beslan (Ossezia del Nord/Alania), di Nazran (Inguscezia), di Grozny (Cecenia). I sindaci sono portatori di esperienza, di difficoltà quotidiane e dell’intima consapevolezza che solo a partire dal basso (cioè dai cittadini che governano) possa nascere l’idea e la possibilità di percorsi di pace, di condivisione, di tolleranza, di pacificazione interculturale, interetnica, interreligiosa. Ma anche, e soprattutto, dalla loro scelte. Per questo con loro vorremo (e dovremo) discutere del principio 'reconciliation by education' e cioè della ferma convinzione che il contesto educativo ha enormi potenzialità nei programmi di 'confidence building' tesi a ricostruire le premesse per una società pluralista e pacificata, capace di tutelare i diritti di tutte le sue componenti. E così il dramma di Beslan che ha colpito tutto il mondo, può diventare un’occasione da non perdere per tutto il Caucaso settentrionale. Dalle ceneri di una scuola distrutta possono nascere le riflessioni per gli amministratori presenti e le opportunità per ognuno di essi per dare vita nelle propria collettività ad un processo che, proprio a partire dalle scuole, sia capace di accrescere la coscienza dell’interdipendenza delle comunità, dei gruppi e dei popoli. Proposte ce ne sono già. Sta fra tutti loro e fra tutti noi, discuterle, confrontarle e rinnovarle in successivi incontri. E l’obiettivo del convegno di Carmagnola è che esso sia solo il primo di questi incontri.

Temi | Paesi correlati: [Guerra e pace] [Pacifismo] [Europa] [Europa] [Russia]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto

27-03-2006
Articolo letto 241 volte

Il silenzio sceso sulla Cecenia

he fine ha fatto la Cecenia? Declassata a notizia occasionale, la sorte della minuscola repubblica che ha infiammato il Caucaso dall’inizio degli anni Novanta sembra interessare sempre meno in Occidente. “Un muro di silenzio e di omertà è caduto sulla sorte dei ceceni” denuncia un gruppo di autorevoli (ex) politici (Havel, de Klerk), intellettuali (Glucksmann), finanzieri (Soros). “Abbattiamo quel muro” è il loro appello. In realtà, di Cecenia si continua a parlare e a scrivere molto, almeno in Russia. Le vicende di Grozny e dintorni sono seguite con costanza da giornali e televisioni. E non solo per aggiornare il conto sui costi in vite umane di un conflitto non risolto. Imboscate, sequestri, esecuzioni-lampo scandiscono le settimane.

Autore: Alessandro Cassieri
Temi | Paesi correlati: [Guerra e pace] [Informazione e media] [Europa] [Europa] [Russia]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto

27-03-2006
Articolo letto 192 volte

Tutti i disastri nucleari sconosciuti

Chernobyl resta l’Apocalisse. Ma il disastro vero e' che le 'Chernobyl' nascoste, spesso negate, sono numerose: soltanto nell’ex Unione Sovietica. Solo qualche anno fa e' stato rivelato che nel 1961 (è passato quasi mezzo secolo nel silenzio) l'equipaggio di un sommergibile nucleare si sacrifico' per evitare una catastrofe sottomarina. Pensare che ancora esistono dieci citta' nucleari neppure segnate sulla carta geografica. Conosciute solo in codice, come 'Tomsk 2' o 'Arzamas 16', abitate da ottocentomila fantasmi: perche' ovviamente anche loro non esistono, in nessuna anagrafe. Tecnici ormai alla fame che per vivere pare che adesso commercino plutonio, uranio e mercurio rosso. Vere e proprie bombe ambulanti in giro per l'Europa. E' come essere seduti tutti su una bomba ad orologeria, anzi su centinaia di bombe. Che possono esplodere da un momento all'altro. Come possiamo sapere quando esploderanno? Come possiamo scoprire cosa c'e' dietro decenni di colpevoli silenzi? Per fortuna, grazie a ufficiali compiacenti oppure pentiti o piu' facilmente comprati, escono ora alcune verita' soffocate negli archivi del Kgb. Ma quanti segreti ci sono in quei tristi sotterranei della Lubianka? Pochi sanno, ad esempio, che a Tiumei, in Siberia, ogni forma di vita e' stata cancellata da una nube tossica: lo scopri',pensate, Krikaliev, l'ultimo eroe russo dello spazio, abbandonato per un anno sulla Mir. E nessuno sa cosa sta succedendo a ridosso del polo nord. Una zona maledetta, territorio di 'test' nucleari, soprattutto negli anni della guerra fredda e del grande armamento. Chi paga, in maniera irreversibile, e' la popolazione eschimese, vittima di continue, ininterrotte piogge radioattive. Molti di loro -oltre che poverissimi- nascono malati di mente, sicuramente muoiono molto presto. Quando si muore vecchi, da quelle parti, si muore a 45-50 anni. Anche la vita e' dura. Tutti nomadi, allevatori di renne, non hanno piu' sostentamento perche' la radioattivita' ha cancellato le piante e le renne non hanno piu' da mangiare. E' il dramma di un popolo destinato a sparire dalla terra.

Autore: http://dossierscaccia.splinder.com/
Temi | Paesi correlati: [Ambiente] [Informazione e media] [Censura] [Contaminazioni] [Controllo] [Disinformazione] [Energia nucleare] [Europa] [Europa] [Russia]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto

21-03-2006
Articolo letto 184 volte

E IL GRANDE GIOCO CONTINUA: LA RUSSIA, HAMAS E IL MEDIO ORIENTE

Uri Avnery definisce la decisione del presidente Vladimir Putin di parlare ad Hamas come una “mossa geniale” che riporta la Russia sulla scena politica mediorientale. Sostiene che, mentre gli Stati Uniti e l’Europa si sono autoimposti una camicia di forza nell’ostracismo verso Hamas, “Putin si è servito lucidamente dello scalpello affilato della logica, e ha fatto la sua prima mossa”, creando un’opportunità per sciogliere l’impasse politica e, “soprattutto… annunciando il rientro della Russia nel Grande Gioco”. “Se si vuole capire la politica di un paese, bisognerebbe guardarlo su una cartina geografica”, diceva Napoleone. Con questo voleva dire che i regimi vanno e vengono, i sovrani ascendono e cadono, le ideologie sbocciano e muoiono - ma la geografia rimane eterna. È la geografia che stabilisce gli interessi fondamentali di qualsiasi stato.

Autore: URI AVNERY
Temi | Paesi correlati: [Informazione e media] [Politica] [Controllo] [Geopolitica] [Europa] [Asia] [Medioriente] [Europa] [Russia]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto

01-03-2006
Articolo letto 131 volte

Putin, inviterò a Mosca i dirigenti di Hamas

MADRID (Reuters) - Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato oggi che intende invitare a Mosca i leader del gruppo militante islamico di Hamas, che lo scorso mese ha vinto le elezioni palestinesi . L’invito ha provocato la sorpresa del governo d’Israele, che non vede nel gruppo militante islamico un interlocutore di pace. All’annuncio delle dichiarazioni di Putin un funzionario di Hamas ha riferito che ogni invito sarà accettato. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Mark Regev, ha detto invece che il suo paese non negozierà con questo gruppo, che si fonda sulla promessa della distruzione dello stato d’Israele, fino a quando il gruppo stesso 'non riconoscerà il diritto di Israele ad esistere, rinuncerà al terrore e non accetterà il processo di pace in Medio Oriente'.

Temi | Paesi correlati: [Politica] [Europa] [Asia] [Americhe] [Europa] [Medioriente] [Nord e Centro America] [Palestina] [Russia] [Stati Uniti d'America]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto

20-02-2006
Articolo letto 137 volte

RUSSIA: DI NUOVO TUTTI IN FILA A MARCIARE?

L’ estromissione di Olga Romanova da Ren tv – Continua la resa dei conti fra Putin e l’ oligarchia – Un’ analisi degli ultimi 20 anni del giornalismo in Russia in un articolo di Nadezhda Azhgikhina , secondo cui si profila una nuova figura di giornalista, che starebbe cercando di imparare, come diceva Cechov , a ‘’strizzare fuori, a goccia a goccia, lo schiavo che ha dentro di sé’’. Olga Romanova, la giornalista russa estromessa qualche giorno fa da ‘Ren Tv’, l' unica televisione russa diffusa a livello nazionale che manteneva una posizione critica nei confronti del Cremlino, non vorrebbe fare ‘’la fine di de Paul Khlebnikov », il caporedattore dell’ edizione russa di Forbes ucciso a colpi di pistola il 9 luglio del 2004 in una strada di Mosca. < In una conferenza stampa tenuta mercoledì, Olga Romanova ha spiegato di sentirsi ‘’minacciata’’ e di temere per la sicurezza sua e dei suoi figli. Il 28 novembre, la direction di Ren-TV ha imposto ai suoi dipendenti di non riferire alla presentatrice informazioni sull’ attività dell’ emittente. La decisione di estromettere la giornalista dalla conduzione del tg – decisione che gli oppositori del presidente Vladimir Putin stigmatizzano come un ennesimo attacco alla liberta' di informazione – era stata spiegata dalla stessa giornalista come una ritorsione per aver dato una notizia che i vertici dell'emittente avevano chiesto di tacere: la morte in un incidente stradale di un'anziana passante, travolta da un'automobile guidata dal figlio del ministro della difesa Serghei Ivanov.

Temi | Paesi correlati: [Informazione e media] [Censura] [Europa] [Europa] [Russia]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto

19-01-2006
Articolo letto 139 volte

AVIARIA, OMS: MINACCIA PANDEMIA CRESCENTE MA PUÒ ESSERE FERMATA

L'epidemia tra gli umani non è inevitabile se i paesi e le autorità sanitarie risponderanno velocemente. TOKYO (Reuters)

- La minaccia di una pandemia di influenza aviaria sta crescendo quotidianamente, ma una epidemia tra gli umani non è inevitabile se i paesi e le autorità sanitarie riusciranno a rispondere abbastanza velocemente. Lo ha detto oggi un alto funzionario dell'Organizzazione mondiale della Sanità. I timori che il virus letale H5N1 dell'aviaria si diffonda in nuovi passi dopo aver colpito la Turchia, nei primi casi tra gli uomini fuori dall'Asia, stanno aumentando. "Come i nuovi casi di infezione umana con il virus H5N1 in Turchia mostrano, la situazione sta peggiorando ogni mese che passa e la minaccia di una pandemia di influenza continua a crescere ogni giorno", ha detto Shigeru Omi, direttore regionale dell'Oms per il Pacifico occidentale, parlando ad una riunione di paesi asiatici e di organizzazioni internazionali in una due giorni di colloqui a Tokyo che inizia oggi.

Temi | Paesi correlati: [Medicina e salute] [Virus] [Europa] [Europa] [Russia]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto

20-12-2005
Articolo letto 196 volte

CECENIA, UNA MISTERIOSA SOSTANZA AVVELENA I BAMBINI

MOSCA - Comincia con forti brividi, un senso di asfissia, l'intorpidimento degli arti, mal di testa, svenimenti; una crisi segue l'altra, ripetutamente, anche quindici, venti volte in una giornata, e i medici sono impotenti, spesso appena in grado di alleviare qualche sintomo prima che un nuovo attacco riprecipiti le condizioni del paziente. Una misteriosa sostanza sta avvelenando gli scolari del distretto ceceno di Shelkovskoi, nel nord, e nessuno al momento riesce a capire di cosa si tratti.

Autore: Fonte: http://www.ansa.it/
Temi | Paesi correlati: [Ambiente] [Medicina e salute] [Contaminazioni] [Malattie] [Europa] [Europa] [Russia]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto

12-10-2005
Articolo letto 105 volte

IL MISTERO DEL PRIMO SCOPPIO

Il primo settembre 2004,  alle 9 di mattina circa, mentre nel cortile della scuola numero 1di Beslan si svolgeva la manifestazione per l’inaugurazione dell’anno scolastico, alcune decine di terroristi armati hanno preso in ostaggio praticamente tutti coloro che si trovavano in quel momento nella scuola: più di 1200 persone, nella maggior parte bambini, donne e anziani. Il sequestro e la divisione degli ostaggi nella palestra e nelle altre stanze della scuola si svolse in circa 25-30 minuti. Contemporaneamente i terroristi  iniziarono a minare la scuola. Allora si sono avute le prime vittime: 2 morti e 7 feriti.

Autore: Dal giornale “Puls Osetij†Traduzione e note di Alessandra Rognoni
Temi | Paesi correlati: [Guerra e pace] [Terrorismo] [Europa] [Europa] [Russia]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto

20-10-2004
Articolo letto 83 volte

Zacistkaland

Zachistka. Così si chiamano le operazioni russe di rastrellamento dei villaggi ceceni....

Autore: Enrico Piovesana
Temi | Paesi correlati: [Diritti umani] [Politiche razziali] [Europa] [Europa] [Russia]
Segnala l'articolo ad un amico
Segnala link interrotto


PARTNER SITE
APPUNTAMENTI
<< Settembre 2010 >>
LMMGVSD
12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930